• Giulio Pisano

Il Genere giallo/crime/noir, caratteristiche comuni.

La narrativa di genere Crime/Giallo/Noir



Quando, nel 1841, Edgar Allan Poe diede alle stampe "I delitti della Rue Morgue", facendoci conoscere il personaggio di Auguste Dupin, non sapeva che sarebbe diventato il capostipite del genere giallo a cui tutti i più grandi, presto o tardi, si sarebbero ispirati. L’intero genere è iniziato così e le caratteristiche comuni: il mistero, gli atti violenti e terribili, il poliziotto o il detective che cerca di risolvere il caso, il sottobosco criminale e istintivamente sgradevole che circonda gli antagonisti, sono quasi sempre presenti e attingono a piene mani, solleticandolo, nel desiderio recondito, proprio dell’uomo, di ricercare sempre e comunque la verità e un colpevole a fronte di un atto misterioso o inspiegabile.


L’apparenza, l’irrisolvibile, il mistero

Il motore trainante delle storie è il crimine, un omicidio il più delle volte o una rapina fuori dal comune per quantità del maltolto o per qualità dello stesso; ora l’importante è che questo atto criminoso, qualsiasi esso sia sembri impossibile da risolvere. Questo crimine apparentemente irrisolvibile in genere mette in moto la storia e la dirige lungo un percorso per scoprire in qualche modo cosa sia successo, perché sia successo e chi lo abbia progettato, voluto e compiuto. A volte il crimine viene esplicitato e spiegato e a volte i personaggi ne scoprono solo le conseguenze, lasciando il lettore a immaginarlo, ma notiamo come il crimine sia il cuore della storia e come la sua qualità apparentemente irrisolvibile attiri il lettore e il protagonista dall'inizio alla conclusione.


L’investigatore

Anche se il protagonista inizia essendo completamente disinteressato al crimine che gli si propone davanti, a un certo punto e per ragioni sempre diverse deve interessarsi ad esso, se non esserne ossessionato, e fare di tutto e di più per risolvere il mistero. Dobbiamo a Sir Arthur Conan Doyle l’utilizzo frequente di un protagonista, Sherlock Holmes, che è profondamente interessato sempre e comunque al crimine di cui si occupa, e che discrimina i “casi”, proprio in base all'interesse maggiore o minore che hanno ai suoi occhi. L'indagine in genere porta l’investigatore in situazioni terrificanti, in cui spesso la sua vita o quella dei suoi cari viene minacciata, ma non può e non deve arrendersi; deve sempre combattere non solo per sopravvivere, ma anche per risolvere il mistero o il crimine.


Gli antagonisti “cattivi”

Il cattivo in genere commette l’atto criminoso con un grado di crudeltà e malvagità che possono essere variabili. Altri “cattivi” popolano la storia anche in ruoli minori, potrebbero essere malviventi, gangster o piccoli ladri, sono molto importanti perché popolano il sottobosco criminale in cui si deve immergere il nostro protagonista e di alcuni di essi deve anche potersi fidare per poter risolvere il crimine.


Pericolo e tensione

La narrativa criminale in genere deve continuare ad aumentare la tensione fino alla conclusione finale. Più l’investigatore si avvicina alla risoluzione del crimine, maggiore è il pericolo che si deve trovare ad affrontare. Il pericolo può essere dovuto all'ambiente in cui si immerge o alla presenza di personaggi vecchi e nuovi che gli si contrappongono mentre la storia si dipana. L’ambiente è fondamentale per creare tensione e pericolo e, proprio perché i fatti possono avvenire in qualsiasi parte del mondo, possiamo trovare Sherlock Holmes nel ventre squallido di Londra, Dwight "Bucky" Bleichert e Lee Blanchard a Los Angeles in Black Dalia di Ellroy o Erica Falck e Patrik Hedström a Fjällbacka, in mezzo ai ghiacci svedesi, grazie alla penna di Camilla Lackberg.

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